RICARDO TANTURI

1905 Buenos Aires - 1973
Soprannome: El caballero del tango
Musicista, pianista, direttore d'orchestra, compositore
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tanturi_ricardopngNacque nel 1905 da genitori italiani; dopo aver studiato il violino con Francisco Alessio, zio del famoso bandoneonista e direttore Enrique Alessio, Ricardo imparò il pianoforte grazie al fratello Antonio, già co-direttore dell'Orquesta Típica Tanturi-Petrone.

Nel 1924 cominciò la sua carriera musicale suonando in clubs, per feste benefiche e con il fratello presso l'emittente radiofonica Radio Nacional, che poi divenne la celebre Radio Belgrano.

Contemporanemanete frequentò la facoltà di medicina dove conobbe quello che sarebbe stato il suo primo cantante, Juan Carlos Thorry, e gran pare dei componenti della sua orchestra.

Nel 1933 formò la sua prima orchestra, un sestetto chiamato Los Indios in onore di una squadra di polo; una caratteristica del sestetto fu quella di introdurre le serate suonando il brano "Los Indios" di Francisco Canaro, ma che, curiosamente, non incisero mai.

Registrò il suo primo disco nel 1937 con l'etichetta Odeon, dove figurarono, tra gli altri il tango "Tierrita", di Agustín Bardi, in versione strumentale e "A la luz del candil", con la musica del talentuoso Carlos Vicente Geroni Flores, un testo estremamente cupo di Alfredo Navarrine e la voce di Carlos Ortega.

Los Indios suonarono ottenendo discreti successi integrando il cantante Carlos Ortega fino al 1939, quando entrò nelle fila il cantante Alberto de Luca (che all'epoca si faceva chiamare Alberto Dual e successivamente con il nome che lo consacrò definitivamente, Alberto Castillo).
Fu allora che fecero il vero salto di qualità.

Tanturi dimostrò in piú occasioni di avere un talento eccezionale nello scegliere i suoi cantanti e Castillo divenne velocemente un idolo del pubblico.
Sebbene solo ventenne, Castillo potè vantare una sfumatura vocale che spaziava da toni intimi e confidenziali a toni scanzonati, sfacciati e provocatori e una teatralità che sfruttava ogni risorsa possibile: i gesti, laspetto, il carisma e rendeva ogni tango uno spettacolo.

Si racconta che una notte del 1942, durante una festa in un salone pieno di niños bien, ragazzi di buona famiglia, Castillo iniziò a sfotterli chiamandoli pitucos e cantando "Así se baila il tango", praticamente sbattendo loro in faccia che il loro non era il vero tango, perché "Così si balla il tango".

tanturi_ricardo_1pngDopo Castillo, che lasciò i Los Indios nel 1946 (con 37 brani), Ricardo Tanturi scelse un altro cantante eccellente: Enrique Campos (con cui realizzò 51 registrazioni).
Completamente diverso dal precedente, Campos seppe creare un legame profondo e sentito tra se e il pubblico, cantando con compostezza e semplicità, mentre l'orchestra suonava affiatata, precisa e perfetta.
Una splendida versione di "Recien" cantata da Enrique Campos

Negli anni seguenti si alternarono tanti altri cantanti di grande valore, come Roberto Videla, Osvaldo Ribó, Elsa Rivas, Juan Carlos Godoy.
Sebbene non l'orchestra di Tantui non riuscì piú ad ottenere l'enorme successo di fama ottenuno con Castillo e Campos, fu comunque sempre molto popolare.

Tra i tanti, ricordiamo "A otra cosa, che, pebeta" e "Pocas palabras" con i testi di Enrique Cadícamo; "Sollozo de bandoneón" con Enrique Dizeo, e "Ese sos vos" con Francisco García Jiménez.

L'orchestra risentì dell'impatto dell'epoca d'oro del tango, non mancarono dissoluzioni e ricomposizioni tra le sue fila e Ricardo non registrò piú un disco fino al 1966, quando realizzò il suo ultimo lavoro, una serie di brani strumentali.

LA SUA MUSICA

tanturi_ricardo_2pngI brani di Tanturi presentano quasi sempre un'introduzione musicale dove il caratteristico ritmo sincopato e la melodia si fondono perfettamente creando l'atmosfera migliore per l'ingresso in scena del cantante.
Quindi l'orchestra fa - musicalmente parlando - un passo indietro e lascia l'adeguato spazio alla voce.

Il grande talento di Ricardo Tanturi fu quello di aver saputo riconoscere e valorizzare i migliori cantanti del momento e di aver suonato per loro con un'assoluta perfezione musiche mai invadenti e sempre disposte ad eslatare le loro doti canore.

É frequente nei suoi brani lo spostamento dell'accento sulla penultima nota, creando una sorta di suspance nell'ascoltatore, un tipo di finale ripreso in seguito anche da Osvaldo Pugliese.