LA STORIA DEL TANGO ARGENTINO

 
"Un Bene Culturale Immateriale che personifica sia la diversità culturale, sia il dialogo e rappresenta l'essenza di una comunità e pertanto merita di essere salvaguardato".

Mercoledì 30 settembre 2009, l'Unesco dichiara il Tango Rioplatese Patrimonio dell'Umanità.
 

Tango. Di fatto poco si sa su come sia nato, persino l'etimologia è piuttosto incerta, non vi è un nome, una data, un episodio particolare che sia legato al suo esordio.
I significati che sono stati via via individuati dai diversi studiosi per "tango" sono molti e vari. Vanno da recinto, ovvero luogo chiuso dove si affollano gli schiavi, a riunione di negri danzanti in America Latina. Dal battito delle percussioni, al tamburo stesso colpito dalle mani dei percussionisti, fino al luogo dove si ballava al suono di quei tamburi, ed ancora al ballo ispanico-arabo-africano che si chiama tango andaluz.

Sebbene già verso il 1820 una sorta di stato d'animo, di linguaggio del corpo, un cocide legato ad un sentimento comune, alla musica e alla danza, qualcosa di simile al "tango" insomma fosse vivo e largamente diffuso tra la gente della periferia della città di Buenos Aires e dintorni (Gran Buenos Aires), è generalmente accettato collocare cronologicamente la nascita del tango alla fine del XIX secolo.

Nell'800 Buenos Aires era la città dove "far fortuna", era la meta di chi voleva cambiare vita, un crocevia di razze. Famiglie di Italiani, Francesi, Ungheresi, Ebrei e Slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione provenienti dalle pampas, convivevano in squallidi appartamenti in quartieri costruiti dal nulla, detti "Orilla", creando una miscela unica e irripetibile di tradizioni etniche e culturali che fu l'ingrediente principale di un processo creativo senza precedenti.
Nei vicoli dell'Orilla, i nuovi Argentini condividevano un destino di disillusione e disperazione, da cui ben presto emerse una speranza comune rappresentata da una volontà di fuga.

E la canzone, si sa, spesso è la consolazione in musica dell'uomo.

Nei vicoli dell'Orilla si cantava in "Lunfardo", il dialetto degli emarginati, una sorta di lingua comune fortemente influenzata dal Francese e dall'Italiano.
Nei vicoli dell'Orilla si cantavano la tristezza delle persone, ma anche la loro felicità e le loro gioie.
Nei vicoli dell'Orilla si cantavano la nostalgia e la distanza, ma anche le speranze e le aspirazioni.
Si cantavano la solitudine, ma anche la lealtà e la fratellanza nell'avversità.
E la canzone richiama come suo completamento espressivo la danza; fu così che nel vicoli di Buenos Aires, alla fine del XIX secolo, con il termine "tango" si cominciò ad indicare il modo di ballare quei ritmi e quelle melodie che davano agli immigrati la possibilità di lasciarsi andare nella nostalgia per un piú felice passato, di provare un momentaneo attimo di piacere nel presente e di sognare un futuro migliore.

Buenos Aires tra il 1800 e il 1900 fu il palcoscenico in cui avvenne l'incontro tra diverse culture.
La gente della pampa, i Gauchos, portarono la Payada, un'antica forma di poesia popolare caratteristica delle feste di paese.
Intorno al 1870 la payada si evolve e ad essa si unì la Habanera, una danza spagnola diffusasi a Cuba e portata dai marinai fino alle due sponde del Rio della Plata. Immediatamente quest'ultima si trasforma assumendo l'andamento caratteristico e insolito di una camminata in cui l'uomo avanza e la donna indietreggia.
Nasce così la Milonga(che in Spagnolo significa festa), e milonguear significa passare la notte alternando canto e ballo.
Dal porto di Buenos Aires arrivò anche il Candombè, danza caratteristica dei neri (che avevano abitato un piccolo borgo nella parte vecchia prima di scomparire decimati dalla febbre gialla), in cui le coppie ballavano separate ma molto vicine, abbandonandosi a sensuali movimenti pelvici.

Tutti questi sono gli ingredienti che si fondono nel tango.

 

Il Tango come musica

In origine il tango era la musica che accompagnva una danza.
Il congiunto tipico era un trio di flauto, arpa e violino (l'arpa era di tipo diatonico, caratteristica degli indios del Paraguay) oppure flauto, chitarra e violino o ancora clarinetto, chitarra e violino.
Gli strumenti erano trasportabili, adatti sia a feste che a ritrovi di strada o di cortile.
I musicisti suonavano ad orecchio e spesso improvvisavano, ed è per questo che le arie del primo periodo - non trascritte ne ancora incise su disco - andarono in gran parte perdute.



Fra la gente dei bassifondi, il pianoforte fu sostituito dal bandoneòn, una sorta di fisarmonica.
Amato dagli Italiani, ma originario della Germania (dove non ebbe molta fortuna), questo strumento fu inventato (o forse popolarizzato) da Heinrich Band, da cui il nome.



Il bandoneòn fu creato come strumento per la liturgia ecclesiastica, con lo scopo di sostituire l'organo nelle parrocchie meno dotate di mezzi economici. Nel gennaio del 1868 una nave svedese, la fregata "Landskrona" gettò le ancore nel porto di Buenos Aires. La leggenda racconta che parte dell'equipaggio fu invitato ad abbondanti libagioni, della durata di tre giorni, nei locali dell'angiporto e che un marinaio, avendo speso fino all'ultimo peso, barratò il suo bandoneòn (che si ritiene essere stato il primo in tutto il Sud America) per un ultima bottiglia di liquore.



Con l'introduzione dei particolari timbri musicali del bandoneòn il Tango perse la sua apparenza di gioiosità per acquisire una sonorità piú corposa e accorata che meglio andava a descrivere le emozioni che la canzone voleva esprimere.



A partire dal 1900, quando il tango cominciò a entrare nei teatri e nei caffè, si impose il trio strumentale composto da bandoneòn, violino, pianoforte.
Da genere musicale di nicchia, suonato e ballato nei ghetti, il "fenomeno tango" esplose così come la come lava erutta da un vulcano. L'orchestrazione divenne piú ricca e negli anni '10 al trio si sostituisce sul palco il sestetto tipico: 2 bandoneònes, 2 violini, pianoforte, contrabbasso.
Cominciano a dedicarsi al tango strumentisti e direttori sempre piú colti musicalmente, quasi sempre di origini italiane.
Parolieri eruditi e raffinati descrissero una visione fatalistica delle loro sfortunate condizioni sociali, cui spesso associavano la vergogna di deludere e tradire la loro classe sociale, la famiglia, gli amici e la nostalgia per i tempi perduti e gli amori sfuggiti.
Il tango divenne così, quasi automaticamente, una metafora della vita stessa.



I brani di tango divennero intensi, drammatici, malinconici, sempre piú complessi, ricercati, colti, ed eleganti.

 

Qualche nome

La metà del peso culturale del tango è originaria dall'Italia.
I nomi dei maggiori compositori di musica a partire dai primi anni del Novecento fino all'età d'oro (quella degli anni '30 e '40), Aníbal Troilo, Juan D'Arienzo, Carlos Di Sarli, Osvaldo Pugliese, Francisco De Caro, sono tutti figli d'italiani.
Lo stesso compositore e direttore d'orchestra Astor Piazzolla aveva il padre pugliese.

Fra i cantanti vanno ricordati Roberto Goyeneche detto 'il polaccó, Edmundo Rivero, Julio Sosa, Nelly Omar, Tita Merello.
Tra i musicisti e direttori di orchestra: Horacio Salgán, Juan D'Arienzo, Astor Piazzolla, Francisco Canaro, Edgardo Donato, Carlos Di Sarli, Aníbal Troilo, Osvaldo Pugliese, Alfredo Gobbi, Julio De Caro, Osvaldo Fresedo, Emilio Balcarce, Néstor Marconi.

Il tango argentino ha sempre continuato ad evolversi e negli ultimi anni si è affermato un genere conosciuto come tango elettronico le cui note accompagnano le esibizioni dei migliori ballerini contemporanei.
Nel tango elettronico sono da evidenziare le orchestre: Gotan Project, Tanghetto, Narcotango, Electrocutango e Bajofondo Tango Club.

Tra le formazioni contemporanee create da giovani musicisti, arrangiatori e compositori, che raccolgono l'eredità delle orchestre tipiche della cosiddetta epoca d'oro del tango, ma con uno sguardo rinnovato, troviamo: Nuevo Tango Ensamble, Orquesta El Arranque, Gran Orquesta TangoVia Buenos Aires, Color Tango, Orquesta Sans Souci, Orquesta Típica Fernández Fierro, Quinteto Decarísimo, Orquesta Escuela de Tango Emilio Balcarce.

 

Il Tango come ballo

Uno dei primi compositori di tango, Enrique Santos Discépolo, disse: "Il tango è un pensiero triste che si balla".
Ma il tango non è solo un pensiero, è un'emozione, una sensazione, un enigma. É una danza non solo del momento, ma della potenzialità del momento. É la danza con centinaia di segreti, migliaia di ombre, milioni di misteri. É la danza della velatura azzurrina della nebbia e dello sfavillio del riflesso delle luci dei lampioni sui mosaici di petra delle strade; è la danza di uno sguardo scambiato, di uno stiletto in una mano invisibile.

Il tango è un ballo totalmente libero, privo di coreografie predefinite.
Mentre le molte altre danze si fondano su una figura di base da ripetere alternandola a qualche occasionale variante, il tango è del tutto privo di schemi ripetitivi.

Il passo base del tango è il passo in sé, dove per passo s'intende il normale passo di una camminata.
Sta alla fantasia dei ballerini costruire come in un dialogo il proprio ballo.

La posizione di ballo è un abbraccio frontale asimmetrico in cui l'uomo con la destra cinge la schiena della propria ballerina e con la sinistra le tiene la mano; poche regole semplici dettano i limiti dell'improvvisazione: l'uomo guida, la donna segue.

Originariamente il tango veniva ballato tra soli uomini, per poi passare nelle osterie e nei bordelli di Buenos Aires.
Gli adepti si incontravano in oscuri bar per bere, suonando e ballando in angoli scarsamente illuminati.
La sensualità e l'eroticità del Tango fecero ben presto nascere l'identificazione fra la capacità di ballarlo bene e la mascolinità e il machismo.
Gli uomini si insegnavano trucchi e segreti l'uno con l'altro, esercitandosi fra di loro prima di mostrare la propria abilità per attrarre e sedurre le ragazze nei bordelli.
Jorge Luis Borges, il grande scrittore sudamericano, così esprimeva questo concetto: "Nessuno può dire in quale città il tango sia nato, Buenos Aires, Rosario o Montevideo, ma tutti sanno in quale via - la via delle prostitute".

La Legge per il suffragio universale del 1912 condusse ad una maggiore integrazione delle classi popolarie il tango conquistò una nuova libertà. Ma nonostante lo si potesse nuovamente danzare alla luce del sole, il tango aveva ormai acquisito il sapore di un frutto proibito. Ognuno voleva ballare.
Ognuno voleva essere visto ballare.
Era diventato piú popolare di prima, aveva conquistato l'alta società, per cui vennero organizzate feste di tango e aperte sale da ballo per soddisfare la crescente domanda e la sua fama ben presto varcò i confini del Sud America. Nel 1911, mentre a Londra George Grossmith e Phyllis Dare si esibivano al Gaiety Theatre, nella New York Revue per la prima volta negli Stati Uniti si sentiva parlare del tango.
A partire dal 1912, i due danzatori americani Irene e Vernon Castle ballarono una loro personale reinterpretazione del ballo e in Europa il tango furoreggiava nei Tango Café e nelle Tango Tea Rooms.

Le caratteristiche audaci del tango ovviamente fecero in modo che non venisse approvato da tutti.
Nel 1913, il teologo americano Campbell Morgan espresse una curiosa ipotesi insinuando che il tango fosse la conferma della teoria di Darwin, ovvero della discendenza dell'uomo dalla scimmia. Contemporaneamente, in Europa, l'Arcivescovo di Parigi, il Cardinale Amette, dichiarava che "I Cristiani non dovrebbero in buona coscienza prendere parte al tango". L'anno successivo, lo stesso Papa Benedetto XV si scagliò veementemente contro il tango, "è oltraggioso che questo ballo indecente e pagano, un assassinio della famiglia e della vita sociale, sia anche ballato nella residenza papale!". Il tango si diffuse in tutta Europa, causando problemi ovunque veniva danzato.
Nel 1914, il Kaiser Guglielmo II proibì ai suoi ufficiali di ballare il tango in uniforme considerandolo lascivo e contrario alla pubblica decenza.
Il capò della polizia di Monaco di Baviera bandì il tango una volta per tutte alle festività primaverili.

A differenza dei balli di sala, il tango argentino autentico è caratterizzato da una vena introspettiva e di intimità con una particolare attenzione interamente incentrata sul proprio partner o sulle relazioni e interazioni tra i due danzatori. La coppia guarda dentro se stessa per ballare il tango.
L'essenza è esplorare reciprocamente la profondità delle sensazioni.
La passione interiore e intensa del tango argentino si esprime nella crescita di un'emozione forte e intima, che cresce vorticosamente fino a sfociare in movimenti sempre piú veloci e intricati per poi smorzarsi nuovamente in una fase, quasi riflessiva, di ricerca reciproca delle sensazioni.
Il tango è sempre stato un ballo intimo e, poiché non richiede troppi spostamenti, per essere praticato richiede poco spazio.
Quando, quindi, iniziò a diffondersi nelle sale da ballo di tutta Europa, il suo stile e i limitati movimenti intorno alla sala non rispondevano appieno alla concezione europea e lo stile autentico fu ben presto modificato. La bellezza del tango fu soppressa con una versione piú veloce, brusca, sincopata e ritmata. Il tango fu inserito nelle danze da competizione nella categoria dei balli da sala.
La ardente passione dell'autentico tango argentino era stata trascinata dalla sua intimità misteriosa e seducente ad essere rappresentata intorno ad una sala da ballo in uno stile piú focoso che ardente, piú arrabbiato che amoroso, piú ostentato che intimo, che rispondeva piú facilmente all'idea preconcetta del pubblico su cosa un ballo dovesse essere.

Il tango oggi non va piú identificato in maniera assoluta a quel "pensiero triste che si balla".
Caratterizzato da eleganza e passionalità, oggi il tango è principalmente divertimento, non solo quando ci si lancia in pista in una milonga, alle feste o nel salòn, ma anche facendo parte di allegre e chiassose comitive che si ritrovano per provare e ripetere durante una pratica.

I ballerini di tango oggi praticano differenti stili, facenti capo a grandi interpreti delle sue fasi storiche, o ai quartieri di Buenos Aires o cittadine nella sua vicinanza, dove si sono contraddistinti.
Alcuni stili di ballo sono: Apilado, Milonguero, fantasia, salòn, escenario, Avellaneda.
Vengono spesso ricordati José Benito Ovidio Bianquet detto "El Cachafaz", o Carlos Gavito recentemente deceduto e noto per aver introdotto un tipico abbraccio "sbilanciato", Gustavo Naveira, Fabian Salas e Pablo Veron, a cui si deve gran parte dell'evoluzione del tango moderno.

Alle origini del tango argentino, intorno alla fine dell' Ottocento, troviamo il canyengue, caratterizzato da movimenti rapidi e corti (arraballero).
Fu soppiantato negli anni quaranta dallo stile milonguero, che è caratterizzato da un abbraccio stretto e movimenti contenuti e adatti agli spazi ristretti. Uno stile sobrio, semplice, elegante e passionale.
I ballerini, nel tango milonguero, spesso si appoggiano l'uno all'altro e l'asse individuale viene sostituito da un asse condiviso attorno al quale si muove la coppia.
Il tango salon, nato nel passato nei salotti dell'aristocrazia, è caratterizzato da abbraccio piú largo rispetto al milonguero, maggior rispetto per l'asse individuale, una ricerca per l'eleganza e per la spettacolarità del movimento.
Negli show o spettacoli vari sia in teatro che nelle strade i ballerini si esibiscono nello stile detto escenariocaratterizzato da figure coreografiche e passi di forte effetto spettacolare, ma influenzati anche da altri tipi di ballo, quindi meno "sinceri" rispetto al tango argentino tradizionale.
Negli anni '60 e '70 si afferma il tango fantasia, che molto si distacca dal tango tradizionale.
Negli anni 2000 si è sempre piú affermato un genere noto come tango nuevo ballato soprattutto sulle note del tango elettronico.

Un movimento vero e proprio si è venuto a creare attorno alla ricerca costante di nuove forme di movimento nel Tango, in Europa e di ritorno nella stessa Argentina.