JUAN D'ARIENZO

1900 Buenos Aires - 1976 Buenos Aires
Soprannome: El Rey del Compás
Musicista, violinista e direttore d'orchestra
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d_arienzo_juanpngCome tutti i musicisti dell'epoca, Juan D'Arienzo cominciò a suonare tango sin da giovanissimo, ma raggiunse il successo in "tarda" età, piú o meno intorno ai 35 anni, quando Pablo Osvaldo Valle rilevò la radio El Mundo e lo inserì nella programmazione.


In ogni modo, D'Arienzo suonò sin dalla piú tenera età in piccoli teatri e posti di scarsa importanza.
Si esibì con Angel D'Agostino al pianoforte, con il bandoneonista Ernesto Bianchi (alias Lechuguita) e con Ennio Bolognini (fratello di Remo ed Astor).


La sua prima performance degna di nota risale al 1919 con la compagnia teatrale Arata-Simari-Franco presso il Teatro Nacional, con la rappresentazione comica di Alberto Novión, "El cabaret Montmartre".

Lo stesso D'Arienzo sostenne in un'intervista di aver suonato alla notte di apertura della stessa, ma in realtà ciò non corrisponde a verità; inizialmente la compagnia teatrale era accompagnata dall'orchestra di Roberto Firpo e solo dopo che questo, con la sua orchestra, lasciò la compagnia l'orchestra D'Arienzo-D'Agostino ne prese il posto.

Da allora D'Arienzo continuò ad essere legato al teatro.


d_arienzo_juan_1pngAccompagnò, sempre con D'Agostino al pianoforte, la voce di Evita Franco che cantò splendidi tanghi come "Loca", "Entrá nomás" o "Pobre milonga" e suonò nella Frederickson Jazz Band.

Formò un'orchestra con D'Agostino al piano (successivamente sostituito da Luís Varca, compositore di Compadrón), Mazzeo al violino; Anselmo Aieta ed Ernesto Bianchi ai bandoneonese Juan Puglisi al basso.
Questo fu il sestetto.

Il 1935 fu l'anno che segnò una svolta per la carriera di D'Arienzo.


Allora si esibiva al Chantecler, fu lì che ebbe appellativo di "El rey del compas", così lo chiamò il Principe Cubano Angel Sànchez Carreño, animatore del cabaret, dove l'orchestra di D'Arienzo si esibì per piú di 15 anni.

Nella sua orchestra venne incluso quel pianista talentuoso che rispondeva al nome di Rodolfo Biagi, la cui musica veloce e dinamica - caratterizzata dai due quarti rispetto ai quattro ottavi di D'Arienzo - influenzò enormemente lo stile di quest'ultimo. Tanto che quando Biagi lasciò l'orchestra, la musicalità di D'Arienzo continuò ad essere caratterizzata dai due quarti.


d_arienzo_juan_3pngIn quei tempi la musica del tango fu influenzata pesantemente dalle mode del tempo, i tanghi divennero prevalentemente musica da ascolto, niente testi, niente cantanti, niente arrangiamenti; la danza non fu piú al centro dell'attenzione e il tango perse in quegli anni gran parte del pubblico.

I tanghi di D'Arienzo, caratterizzati da musiche fresche, giovanili, dinamiche e vivaci, restituirono il tango ai ballerini catturando nuovamente l'interesse dei giovani.

El Rey del Compás divenne il re del ballo, e facendo ballare le masse incassò una grande quantità di denaro.


D'arienzo ricevette anche diverse critiche, fu accusato dai puristi del tempo di fare leva sulle esigenze del "popolo", di pensare piú a soddisfare le richieste della massa che a produrre tanghi di alto livello, fu considerato un demagogo del tango.

Ma è fondamentale sottolineare che Juan D'Arienzo, come disse José Luis Macaggi, ha reso possibile quel rinascimento del tango che caratterizzò "la década del cuarenta".

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Demagogo o no, D'Arienzo ottenne un grandissimo successo, conquistò nuovamente i giovani e tornò a far ballare il tango come accadeva una volta; la gente riempiva la pista al Chantecler e la stazione radio El Mundo veniva ascoltata in tutto il paese.


Negli anni successivi l'attività di D'Arienzo continuò costante, sempre ponendo l'attenzione al ballo, al pianoforte e ai violini.
Mai al cantante inteso come star, seppur in alcuni casi non disdegnò di mettere in cantante in primo piano.